Frequently Asked Questions

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Le seguenti F.A.Q., in merito alle scelte tecniche, si riferiscono alle modalità di insegnamento della Sala d’Arme Achille Marozzo.

F.A.Q.1. Come mai la prima disciplina insegnata è Spada da Lato, rispetto al fascino di armi quali la cavalleresca Spada a Due Mani?
La Spada da Lato, o Spada Sola, è indicata dal Maestro Dalle Agocchie come la prima disciplina da acquisire per apprendere progressivamente tutta l’arte della scherma. Verrà in fatti chiamata “Regina”, “Scala” e “Guida” di questo percorso schermistico.

Partendo dal concetto che un allievo al primo anno è del tutto scevro di competenze schermistiche (quali l’albero dei colpi, il passeggio, le guardie, il tempo del ferire, etc etc…) occorre scegliere una disciplina che sia facilmente assimilabile assieme a tutte le altre basi della scherma.
Inoltre la spada sola ha una minore valenza difensiva rispetto alla Spada a Due Mani e quindi l’allievo deve sviluppare maggiormente le tecniche difensive, e in seguito quelle offensive. Un buon percorso dovrebbe prevedere, dopo un anno di formazione in spada sola, l’apprendimento della spada accompagnata a brocchiere, pugnale o cappa, e questo sarebbe assai difficile partendo da un’arma a due mani che ha tutt’altra dinamica.
Considerando la valenza propedeutica delle tecniche di spada sola dei Maestri Marozzo e Manciolino, e dal numero relativamente ristretto di dinamiche che dedicarono a tale disciplina, è stato imbastito un percorso iniziale a cui qualsiasi allievo è in grado di accedere con profitto. La conoscenza di queste tecniche è la base per l’apprendimento delle logiche di ogni disciplina di spada accompagnata.

Riportiamo le parole del Maestro in merito a tale argomento:
Spada sola, perche preferita all’altre armi. “Gio. Le principali ragioni, che la spada sola all’altre armi si preferisca; sono, che non essendo cosa al mondo che più si apprezzi dell’honore, il quale consiste nell’operare virtuosamente, s’avviene che ad alcuno sia posto in dubbio, con opporgli o vitiosa operatione, o mancamento alcuno; egli debbe co’l proprio valore difendersi, at l’altro verificare il suo detto: at a far questo, si vede quanto sia atta la spada sola. Percioche quelli che negli abbattimenti piu risoluti si son mostrati piu coraggiosi, at di maggior valore; con spada sola in camicia son comparsi: et cosi hanno mostrato il vero piu manifesto, confidandosi piu nella ragione, at nella propria virtù, che in altra coperta, o compagnia d’armi da offesa ò da difesa. Et sopra la spada sola quasi tutta questa cognitione è fondata, at in essa si comprende tutto lo schermo, et da lei tutte l’altre armi deppendono: at chi ha la scienza d’essa, facilmente la può hauer di tutte le altre: ma non per il contrario. Oltra di ciò la spada sola in ogni luogo si ammette, at più si usa, at più facilmente sempre si può havere. Ma non cosi dell’altre avviene. Onde ragionevolmente quest’arma viene a tutte l’altre preferita. Lep. Le vostre ragioni sono cosi vere, at bastanti, ch’io resto tacito, at contento.” Dell’Arte di Scrimia, 1572.

F.A.Q.2. Perché si inizia studiando testi del rinascimento? Se un allievo vuole imparare la Scherma Medioevale non dovreste farlo iniziare subito con il Flos Duellatorum?
Chi si approccia alla Scherma Storica ha la necessità di costruirsi degli strumenti per decodificare e comprendere le tecniche del passato, e quindi è logico che al principio debba accedere a testi che siano assimilati con maggiore facilità. Non ha caso la Sala d’Arma Achille Marozzo ha sviluppato delle dispense tecniche suddivise per discipline e autore, ad esempio Spada e Pugnale del Maestro Manciolino, Strette di Mezza Spada del Maestro Altoni etc etc… che a fianco del testo originale presentano anche un codifica in italiano corrente.

La pubblicazione dei trattati, poi, presenta l’integrazione di una sorta di glossario generico in cui sono riportati e confrontati i testi originali dei vari autori, assieme a commenti in italiano corrente. L’obiettivo finale è che l’allievo acquisisca abbastanza famigliarità con i testi antichi in modo tale che possa leggerli e trarre conclusioni in maniera del tutto autonoma, confrontandosi poi con i compagni d’arme e gli istruttori.

Partendo da testi con un lessico ancora facilmente fruibile, quali quelli dei Maestri Antonio Manciolino, Achille Marozzo, Giacomo di Grassi, Giovanni Dalle Agocchie o Francesco di Sandro Altoni, è possibile costruirsi gli strumenti per andare studiare i testi “a ritroso”, confrontandosi quindi con l’Anonimo Bolognese, Filippo Vadi o le diverse versioni del Flos Duellatorum di Fiore de Liberi. Senza questi elementi è assai difficile che un neofita possa districarsi, ad esempio, con le rime del Vadi o la versione Pisani Dossi.

Si ritiene utile illustrare, come esempio, una tecnica di parata e presa descritta dal Maestro Fiore e una dal Maestro Dalle Agocchie:
Flos Duellatorum, versione Pisani Dossi: “Per la ma ne ch’io’ ò posta sotto tuo elzo.
Si tua spada non ua in terra dime guerzo”
Dell’Arte di Scrimia: “…co’l quale andarete in coda lunga alta. Et essendo in detta guardia, et ch’egli vi volesse ferire d’un fendente per testa; passarete innanzi del pie dritto, alzando la spada à guardia di testa, et quivi da esso vi schermirete: ma tutto à un tempo li gittarete la man manca alla sua spada per sotto la vostra, facendogli presa, at dandogli subito d’un mandritto per testa, ò per gamba, come volete: il che fatto ritornarete in coda lunga stretta”

F.A.Q.3. In ogni caso l’insegnamento che fornite agli allievi è inerente le tecniche rinascimentali che sono qualcosa di molto diverso, e molto meno “forte”, da quelle più efficaci di quelle medievali. Si tratta di un altro periodo, di armi leggere per duelli formali tra nobili e quindi di tecniche inefficaci in epoche precedenti.
Questo tipo di convinzione, molto diffusa, è del tutto errata. La tipologia di armi della Scuola Bolognese non ha nulla da invidiare a quella della tradizione di Fiore de Liberi e Filippo Vadi. Un esempio è la spada a due mani: alta dall’ascella fino a terra nel periodo del Flos Duellatorum, o quanto l’intera persona dello schermidore nel Marozzo, fino allo Spadone dell’Alfieri. Esistono, com’è naturale, differenze tecniche nel maneggio di determinate armi, ma sono frutto dell’evoluzione delle armi e degli stili.

La miglior risposta a questo tipo di domanda la fornisce il Maestro Dalle Agocchie nel testo a seguire.
Schermo Antico e Moderno: “Lep. Le vostre ragioni sono cosi vere, at bastanti, ch’io resto tacito, at contento. Ma prima che ad altro passiamo; vorrei sapere da che viene, che molti dicono, che lo schermo, c’hora è in ufo, è molto differente dall’antico; at che questo è un’altro, rispetto a quello. Gio. Io credo che quei tali, che così dicono, errino assai: perche quai colpi hanno ritrovato di novo i moderni, che non tragghino origine dal tempo passato? Io trovo che tutte le guardie, i colpi, et ogni altra cosa che à questi tempi si usa; si usava etiamdio al tempo de gli antichi: però io non sò considerare altro, se non che vogliano dire, c’hoggi dì lo schermo sia molto ristretto, rispetto all’antico. Laqual ragione quanto vaglia per mostrare, che sia usanza nova; si puo conoscere da questo, che i maestri antichi la sapevano benissimo: anzi il fondamento loro era il ristringersi a meza spada. Ma essendo difficil cosa, ne possendosi usare senza ingegno, at arte grandissima; essi lo riserbavano all’ultimo ad insegnare, et non da principio, come fanno questi novi maestri, iquali crederò, che molto s’ingannino: perche (come dicono i savi) sempre nel principio le cose facili, at nel fìne le difficili si debbono insegnare. Se dunque gli antichi usavano il giuoco largo; lo facevano con ragione, et giudicavano benissìmo: perche con quello si sciolgono meglio le braccia et la vita insieme: si tirano i colpi longhi, at con misura, et l’huomo si fa più agile, at di buona grazia. Lep. A questi tempi rarissimi veggo quelli scolari, che siano fondati in quest’arte, et che facciano buona riuscita. Gio. Questo è perche al presente non si dilettano, come all’hora facevano, delle virtù, at massimamente di questa: perche i vitij, et l’avaritia le cacciano al fondo.” Dell’Arte di Scrimia, 1572.

F.A.Q.4. Ma in realtà questo studio dei testi a cosa serve? Una volta presa in mano una spada non basta imparare a usarla bene e basta?

Chi desidera apprendere l’arte dell’armi non può prescindere dagli insegnamenti degli antichi Maestri, che impressero su carta la loro esperienza. Se essi consideravano utile diffondere con tale mezzo la loro competenza e gli insegnamenti per imparare a combattere, e spesso per imparare ad insegnare a combattere, allora occorre uniformarsi alle loro scelte e metodologie, allo scopo di ricostruire un vero percorso storico e marziale.

Theorica et prattica fondamenti dell’arti “Sappiate dunque che si come tutte l’arti liberali consistono in Theorica, et in prattica; cosi ancor questa. Et per la Theorica, at per la prattica deve essere considerata. La Theorica dell’arte dello schermo insegna con ragione i modi del difendersi, et dell’offendere il nimico. La prattica poi è quella; che si acquista dalla consuetudine dell’operare, cioè con lungo uso, et con esercitio continuo. Ma alcuni Maestri di quest’arte a mal fine l’indrizzano: percioche non sapendo che la Theorica, at la prattica siano diverse; come prima posseggono un poco di prattica, si mettono ad insegnare… Imperoche (come di sopra ho detto ) altro è il sapere, et altro l’insegnare. La diversità è manifesta: perche uno c‘habbia solo la prattica è buono a fatica per se; ma chi ha la Theorica è buono per altri; at chi hà la Theorica, et la prattica; è buono per se, et per altri.” Dell’Arte di Scrimia, 1572.
Importanza della Theorica “Gio. Vedete dunque, come s’ingannino quelli che dicono, che la Theorica non serve all’arte dello schermire: à quali si può rispondere, che se essi non camineranno per questa via; non la potranno gia mai insegnare perfettamente, essendo che questa è quella che dimostra i principij, le cause, gli effetti; at finalmente insegna con ragione, et con facilità l’ordine, et il modo, che si debbe tenere ad impararla compitamente.” Dell’Arte di Scrimia, 1572.

F.A.Q.5. Tuttavia tecniche di schivata, e finte, e punte, non sono troppo moderne e raffinate? Cosa centrano con la vera Scherma Medievale? Gli antichi combattevano di certo con uno stile più feroce e basato sulla forza.

In realtà il lascito trattatistico fa emergere dinamiche difensive e offensive basate su logiche precise, e soprattutto non va dimenticano che la parola “Scherma”, di radice germanica, indica un’arte che ha come presupposto lo “schermirsi”, lo “schermarsi”, il proteggersi. Difendere la propria persona e nel contempo costruire una azione offensiva è qualcosa che in duello va effettuata rapidamente, forti della propria esperienza, che però è da costruire con un percorso preciso, costituito da dinamiche mirate.

Lo schermidore è quindi un uomo d’arme che combatte con ragione, applicando azioni interiorizzate con l’allenamento, e non certo menando colpi all’impazzata o accecato dalla furia. Alcuni autori mettono anche in guardia sul combattere disordinato degli “homini bestiali”.

Di nuovo ci rifacciamo al Maestro Dalle Agocchie per avere una risposta esauriente su tale argomento.
Le Sottilità e la Ragione nell’Arte “Lep. Ne resto con mia gran sodisfattione; ma mi son restati certi dubbij, iquali desiderarei, che voi (avanti che diamo luogo) me li dichiaraste: et uno è questo. Sono molti, che dicono, che nel fare da dovero, non si fanno tante sottilità, che sono in quest’arte. Gio. Come intendono essi queste sottilità? Lep. Dicono che non si finge, non si sfallazza, et che non vi è tempo di scansare di vita, et simil cose. Gio. Dicono cosi, perche rarissimi huomini si troveranno, iquali nel fare da dovero non siano mossi dalla colera, ò dalla paura, ò da altro; dove che l’intelletto viene ad esser’offuscato: et per questa cagione non la possono usare. Ma vi dico, che quando essi non si lasciano vincere da questi accidenti, et che stanno in se, ancor che siano alquanto difficili, le faranno sicurissime. Lep. Ma a che fine insegnarle, se son cosi difficili nell’operare da dovero? Gio. Si insegnano, acciò che gli huomini coraggiosi se ne possino servire alle lor’ocasioni : perche si è veduta l’esperientia in molti, iquali erano alquanto timidi, at paurosi : nondimeno nel fare da burla, le faceano benissimo, poi essendogli venuta occasione di farle da dovero; non se ne sono potuti servire. Lep. Lo credo : perche quando uno perde l’animo, consequentemente perde l’arte ancora.” Dell’Arte di Scrimia, 1572.

F.A.Q.6. Usare repliche d’arme in legno, pur con l’impugnatura d’acciaio, non falsa l’apprendimento della Scherma. Non è una soluzione priva di fascino e anti-storica?
L’impiego di una replica d’arme non è una soluzione anti-storica, anzi, abbiamo diversi esempi di questa soluzione nelle Sale d’Arme del periodo del tardo Medioevo e nel primo Rinascimento. L’Anonimo Bolognese cita spade da gioco, il Maestro Manciolino parla di spade “ottuse”, ossia meno lesive, il Maestro Viggiani e il Maestro Senesio parlano di “spade da marra”. Ancor prima abbiamo addirittura i “rudis” del periodo romano.

Se non si portano colpi a pieno contatto, d’altronde, non si ha modo di sperimentare l’efficacia di una tecnica, né di provare effettivamente le dinamiche di un duello. E lo studio di dette dinamiche, ad esempio un assalto o una serie di provocazioni, è il vero obiettivo della Scherma Storica intesa come Arte Marziale Occidentale.

Si prova di certo maggior “fascino” nello stringere un’arma in acciaio, ma con essa non si possono portare colpi finiti, ancor meno le fondamentali punte, e quindi la si svilirebbe ad un uso sostanzialmente scenico o da scherma rievocativa. La scelta di usare equipaggiamento protettivo moderno, fondamentale per la tutela degli allievi, e repliche d’arme, media a nostro avviso questa soluzione.

F.A.Q.7. Perché non si impiegano armature in combattimento? La Scherma Storica non è tutta basata sul combattimento corazzato?

L’analisi dei testi, dal ‘300 in poi, mostra che la stragrande maggioranza delle discipline sono insegnate per combattimenti in “camisia” o per difendersi in situazioni critiche durante la vita comune, ad esempio le varie discipline di autodifesa. L’impiego delle armature in duello è ammesso ma non si tratta della maggior parte dei casi, dato che le corazze sono adottate in battaglia ossia in una situazione assai diversa dall’arte del duello a steccato che i Maestri insegnavano. Un esempio classico è il Maestro Fiore de Liberi, autore del Flos Duellatorum (1410) il primo Trattato di Scherma Italiana, che asserisce di aver dovuto battersi a duello protetto solo da un giacco di maglia.

F.A.Q.8. All’interno della Scuola ci sono persone che insegnano ad altri. Chi ha deciso che un determinato individuo, e non un altro, è un Maestro?

All’interno della Sala d’Arme Achille Marozzo non esiste alcun Maestro, titolo riservato solo ai grandi trattatisti che sono la base della scuola. Esistono solo Istruttori e Allievi a diversi livelli di competenza che divergono solo per gli anni di frequentazione, il numero di esami dati e le discipline studiate.

Chiunque desideri insegnare può farlo, testi alla mano, dopo aver superato una serie di esami che comprovano le sue competenze. Non è possibile, infatti, essere abilitati all’insegnamento senza essersi prima confrontati con altri che ne valutino le capacità. Tale meccanismo cancella, e impedisce, qualsiasi forma di carica o titolo acquisito senza un percorso certo.

La formulazione dell’esame da insegnate all’interno della Sala d’Arme Achille Marozzo, ricalca il modello suggeritoci dai Maestri Marozzo e Dalle Agocchie.
Il guasto dei Cattivi Maestri. “Ma alcuni Maestri di quest’arte a mal fine l’indrizzano: percioche non sapendo che la Theorica, at la prattica siano diverse; come prima posseggono un poco di prattica, si mettono ad insegnare: Il che solo procede, perche è andata in oblivione quell’antica usanza della creatione de’ Maestri. Et sappiate, che da non molto tempo indietro, si come dovendosi inviare alcuno all’eccellente grado del dottorato; prima se ne fa con diligente esamine il saggio, et poi come è giudicato sofficiente, se gli dà il privilegio; Cosi ancora ne’ Maestri di schermire si osservava: imperò che prima si essaminavano quelli, che ad altri volevano insegnare, se essi sapevano la Theorica dello Schermo, et tutte l’altre cose a essa necessarie; et poi gli mettevano uno scolare a fronte, facendo che tirasse male i colpi, et male si ponesse nelle Guardie: et ciò per intendere, se colui conosceva in che cosa lo scolar peccasse. Dopo questo ne facevano saggio con diversi buoni scolari; co’ quali, com’egli fosse riuscito sufficiente; dagli altri Maestri era privilegiato, at con le sue patenti poteva aprire scola; et questi tali erano Maestri authentici: Cosa veramente degna di tant’arte: Perche permettere non si dovrebbe, che alcuno insegnasse quello di che a sufficienza instrutto non fosse. Lep. Fanno gran male quelli, per la cui colpa le buone usanze mancano. Gio. Questo è difetto del tempo, che a lungo andare ogni cosa corrompe: et de’ Maestri ancora, che lasciano annullare le ragioni de’ lor privilegi.” Dell’Arte di Scrimia, 1572.

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