I Maestri Authenticati

Posted by

Il problema della legittimità o meno di esercitare l’insegnamento di materie marziali, una passione per noi moderni ma una vera necessità per i nostri avi,  è sempre stato controverso in quanto un cattivo maestro causi guasto sia all’arte schermistica in generale che alla salvaguardia specifica degli allievo.

In Germania una soluzione a tale problema venne trovata nel tardo medioevo con la strutturazione di associazioni chiamate Fechter-Gilde: “Lo scopo di questa associazione, o corporazione, si era di assicurare ai maestri d’arme che la componevano, il monopolio, per così dire, dell’insegnamento della scherma in tutta la Germania. Per riuscire nell’intento protezionista, chiunque osava insegnare la nobile arte in terra germanica, era tosto visitato dai capi della corporazione, e cioè: dal capitano e da cinque maestri dei Fechter-Gilde.

Il risultato della visita era sempre lo stesso; o ascriversi alla Compagnia o corporazione, assoggettandosi a tutti i regolamenti: o battersi, a turno, con ciascuno dei visitatori o con tutti insieme e in una volta. L’argomento cornuto, e molto persuasivo, induceva i malcapitati ad accettare la prima delle proposizioni e si ascrivevano alla Società di San Marco, la quale aveva il suo quartier generale a Francoforte sul Meno e presso cui si conseguiva il diploma di maestro in armi.

Il Capitano, circondato da tutti i Marxbruder, presenti a Francoforte, esaminava i candidati sulla piazza del Mercato. Finita la prova, il laureando attendeva ansioso dal Capitano i tre colpi della spada d’onore sulle spalle e deponendo con gioia due fiorini d’oro sulla lama che lo aveva colpito, diventava maestro di scherma per tutta la Germania, con privilegio di portare il leone d’oro araldico dei Marxbruder.” Fonte: Bibliografia Generale della Scherma del Cav. Jacopo Gelli. Firenze. Tipografia Editrice di L. Niccolai. 1890.

La teutonica ortodossia scema però oltralpe, con il sempiterno problema italiano di vedere fiorire ogni dove millantatori di ogni genere.

Scriveva infatti il Maestro Giovanni Dalle Agocchie:

Gio. Cosa veramente degna di tant’arte: Perche permettere non si dovrebbe, che alcuno insegnasse quello di che a sufficienza instrutto non fosse.

Lep. Fanno gran male quelli, per la cui colpa le buone usanze mancano.

Gio. Questo è difetto del tempo, che a lungo andare ogni cosa corrompe: et de’ Maestri ancora, che lasciano annullare le ragioni de’ lor privilegi. Ma per seguire il cominciato ragionamento; dico, che hora è tutto il contrario: perche si veggono molti che fanno il maestro, et insegnano quello che sarebbe loro di mestiero imparare: però quelli a’ quali riesce male, debbono imputarlo a se stessi, poi che si lasciano condur sotto la disciplina di cosi fatti. Imperoche (come di sopra ho detto) altro è il sapere, et altro l’insegnare. La diversità è manifesta: perche uno c‘habbia solo la prattica è buono a fatica per se; ma chi ha la Theorica è buono per altri; at chi hà la Theorica, et la prattica; è buono per se, et per altri. Et tali erano quelli che authenticamente già si creavano Maestri.”

I  toni amari dell’Autore sono i medesimi del Maestro Marozzo al capitolo 144 dell’Opera Nova, “Esordio”, quando anch’egli descrive con rammarico lo stato dell’arte di una scherma in cui i Maestri authentici sono ormai in declino e “che hora ogn’uno fa il Maestro, et fa scholari, et à questo no è posto cura da niuno”.
E’ l’eco di un triste stato dell’arte che già il Maestro Manciolino denunciava appena un decennio prima asserendo “…sì come la virtù dell’armi a tanta viltade caduta fosse che si desseno a trovar di quelli che le sacre membra di lei per le scole a prezzo vender si vantasseno senza consideramento che l’ingegni duri con li acuti non possono parimente tirar questo gioco sopra il collo, & che l’arte non è meretrice di soporsi a prezzo”.

Non fa eccezione il Maestro Giacomo Di Grassi, che nel suo “Ragione di adoprar sicuramente l’Arme” del 1570,  si lamenta di aver trovate nella sua giovinezza una situazione assai simile: “Sendo dunque io fin da fanciullo sommamente dilettato del maneggio dell’armi, dopo l’haver molto tempo esercitato il corpo in esse, ho voluto vedere i più eccellenti maestri di quest’arte, i quali ho avertito havere tutti, modi diversi di insegnare l’uno da l’altro molto differenti, quasi che questo mestiero fosse senza ordine & regola, & dipendesse tutto dal cervello, & ghiribizzo di chi ne fa professione, né fosse possibile in questo esercitio tanto honorato ritrovarsi, come in tutte l’altre arti e scienze, una sola via buona e vera, col mezo della quale si potesse havere intera cognitione di quanto si puo far con l’armi, senza lambicarsi tutto dì il cervello ad imparar hoggi un colpo da un maestro, diman da un’altro, affaticandosi d’intorno a i particolari, la cognitione de’ quali è infinita, & per ciò impossibile.”

Allo stesso modo il Maestro Dalle Agocchie asserisce ”Questo è difetto del tempo, che a lungo andare ogni cosa corrompe: et dé Maestri ancora, che lasciano annullare le ragioni dé loro privilegi” e in questo manifesta una critica aperta a quanti tra i propri contemporanei sono ancora dotati di autorità in merito all’insegnare, ma non sembrano fare forza su questo loro privilegio per opporsi a quanti si improvvisano maestri, e quindi arrecando danno all’arte delle armi oltre a intorbidire l’ambiente marziale e rappresentare un pericolo per gli allievi di costoro.

La Scuola Bolognese, pur tuttavia, ha sempre cercato di strutturare i propri percorsi formativi e dare valore alle patenti concesse ai Maestri d’Arme tramite reciproci riconoscimenti. Il Maestro Celio (o Lelio o Carlo) dei Tedeschi nella sua “Raccolta delle fedi di alcuni Principi e Signori Italiani che hanno conosciuto e provato il segreto di esso dichiarato primo inventore del vero e sicuro modo di levare nell’atto del ferire o del parare la spada di mano all’avversario” si vede riconoscere il proprio operato dalle “sottoscrittioni di tutti li Mastri di Scrima, che dall’anno 1602 si truovarono in Bologna” fornendoci così l’elenco dei Maestri Bolognesi attivi: Achille Marozzo (figlio del Maestro Sebastiano e nipote del celebre Achille), Bernardino Serenari , Gio Paolo Zagarini,  Gio Battista MalaspinaGratioso Bolzani Girolamo Vighi da Reggio.