Recensione: AFTERMATH

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Approfittando di una sera in cui potevo tirar tardi mi sono visto i primi episodi di una nuova serie canadese AFTERMATH (trad. “Conseguenze”) su di una ipotetica fine del mondo condita non tanto con effetti speciali spettacolari, ma con quel senso di inquietudine che nasce spontaneo quando non si riesce a comprendere appieno cosa caspita sia succedendo davvero. La serie racconta le avventure della famiglia Copeland e del suo viaggio in mezzo a follia e devastazione.

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Cosa MOLTO positiva: Karen e Joshua, i coniugi Copeland, sono anni luce lontani dall’infame coppia Rick Grimes & Lory di “The Walking Dead”, che già ricordava gli sfigatissimi protagonisti de “La Città verrà distrutta all’alba”. Questi ultimi due casi, infatti, presentavano un povero cristo che si sbatteva abbestia per salvare la buccia alla moglie incapace e isterica che faceva scelte sistematicamente sbagliate. In entrambe le situazioni un “scusa amore faccio un salto in bagno” e una fuga precipitosa avrebbero salvato migliaia di vita, accorciato guerre e reso il protagonista maschile un Dio. E invece…

I Copeland sono di tutt’altra pasta. Karen è un pilota di caccia, ha una formazione e una mentalità militare, è l’Alpha del gruppo quando le cose si mettono male. Questo ha senso in un paese in cui, nelle aree depresse, o ci si arruola o friggere le patatine da McDonalds è il massimo della vita e solo per pochi eletti. Joshua è più riflessivo, mentre Karen deve risolvere i problemi pratici e immediati, lui ha uno sguardo aperto sulla situazione e cerca di interpretare i cambiamenti della realtà che li circonda grazie ad un background culturale non piccolo. Questa inversione dei ruoli, con lei armata di fucile e il marito che consulta i logori testi mitologici del padre, non deve ingannare il pubblico: Karen è prima di tutto una madre con le sue durezze, certo, ma anche i suoi cedimenti E Joshua è comunque un pezzaccio d’uomo e sopratutto un padre con nelle mutande due meteoriti così , appena inferiori a quelli della moglie. E lo dimostra difendendo la famiglia con le unghie e con i denti, sebbene con metodi semplicemente diversi.

Il resto della banda è composto dal figlio maggiore Matt, che grazie al cielo NON è un nuovo clone di Karl Grimes e dalle gemelle Brianna e Dana. La ricerca di Brianna, separata dalla famiglia all’inizio dei casini, è uno dei cerchi narrativi che qualsiasi sceneggiatore di buon senso DEVE far chiudere entro la metà della prima stagione se non vuole passare per l’ennesimo allungatore di brodo. Perché sì, funziona, ha senso che la famiglia muova il sedere da casa alla ricerca della figliola, in modo da farle scoprire il nuovo mondo e affrontare le più disparate situazioni. Meglio ancora se, nell’eterno tentativo di ritrovare i suoi, la stessa Brianna ci mostra altri personaggi e aspetti del grande delirio che è AFTERMATH. Funziona, assolutamente, se però stagione dopo stagione NON si passa da un’improbabile cliffhanger all’altro per tenere sempre lontano un membro della famiglia in una continua ricerca. Sarebbe inutile dato che, una volta partiti, i Copeland sono comunque sempre in ballo in un mondo che gli esplode attorno.

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