Il Combattimento Storico da Strada – le Azioni Estreme (1)

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il combattimento storico da stradaNel celebre La Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso ritroviamo uno di quei casi estremi che caratterizzano Il Combattimento Storico da Strada. Durante il duello tra Raimondo e Argante s’infrange la spada di quest’ultimo contro lo scudo di Raimondo e quindi…

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E ben rotta la spada haver si crede

Sù l’altro scudo, ond’è colui difeso:

E’l buon Raimondo hà la medesima fede,

Che non sà già, chi sia dal Ciel disceso.

Ma, però ch’egli disarmata vede

La man namica si riman sospeso:

Che stima ignobil palma, e vili spoglie

Quelle, ch’altrui cotal vantaggio huom toglie

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Prendi, volea già dirgli, un’altra spada:

Quando novo pensieri nacque nel core:

Ch’alto scorno è de’ suoi, dove egli cada,

Che di pubblica causa è difensore.

Così ne indegna à lui vittoria aggrada,

Nè in dubbio vuol porre il comune honore.

Mentre egli dubbio stasse, Argante lancia

Il pomo, e l’elsa à la nemica guancia.

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E in quel tempo medesimo il destrier punge,

E per venire à lotta oltra si caccia.

La percossa lanciata à l’elmo giunge,

Sì che ne pesta al Tolofan la faccia.

Ma però nulla si sbigottisce, e lunge

Ratto di svia da le robuste braccia;

Et impiaga la man, ch’à dar di piglio

Venia più fera, che ferino artiglio.

 

Una spada o due
Argante non si sarebbe trovato disarmato se avesse seguito gli insegnamenti del buon Jean de Joinville, che nella sua Vita di San Luigi, ossia la cronaca della Sesta Crociata, tra le varie imprese spiega come si era ben preparato a una situazione d’emergenza, dopo aver ucciso un saraceno sotto gli occhi un altro valente avversario…

“Quando il Cavaliere vide il suo Sire morto, abbandonò egli signore e cavallo, e m’ispirò al ritornare, e mi venne colpire di sua lancia un sì gran colpo tra le spalle ch’elli mi gittò sul collo del mio cavallo, e mi tenne così pressato ch’io non poteva sguainar la spada che aveva in cinta, ma mi bisognò tirare un’altra spada ch’io aveva nella sella del cavallo, donde bene mestieri me ne fu;”

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