Lo strano caso dell’ombrello che accecò il Titano

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Dopo un decennio di Marvel cinematic Universe, e prima ancora Spiderman etc etc… ormai è chiaro che la sospensione della realtà* del mondo dei supereroi funziona, funziona e incassa.
Mentre i vari Daredevil e compagnia varia si dileguavano tra lacrime o pernacchie, due super-gruppi si sono sfidati di recente nell’Arena di Netflix: i Teen Titans guidati da Robin (sigh) e l’Umbrella Academy guidata da… una scimmia parlante, direi.
Alle spalle dei Titans c’è l’universo della DC Comics che sta sfornando film su film (arricchiti da concetti profondi come gli ormoni di Jason Momoa e dalle curve di Gal Gadot).
Alle spalle dell’Academy invece c’è un bel paio di niente salvo un bellissimo fumetto.
E, piaccia o meno, l’Umbrella Academy vince e stravince!
Verrebbe quindi da chiedersi quanto valga un Robin che viene asfaltato da una scimmia parlante.
Mentre la visione dei prevedibilissimi episodi dei Titans è una lenta via crucis, poco alleviata dalle citazioni di un universo costruito da altri mezzo secolo prima, con l’Umbrella non è sempre facilissimo intuire cosa accadrà. Chiaro, il linguaggio e la struttura narrativa è stata adeguata ad un pubblico molto ampio, ci sono un paio di scene telefonate, ma la storia funziona, ha un senso!
E una trama interessante vince assolutamente rispetto alla traballante carrellata dei Titans.

La Caduta dei Titani
Le vicende in casa DC ruotano attorno a 2 misteri: il primo (sempre meno coerente man mano che la storia avanza) riguarda i poteri di Raven, una ragazza adolescente ovviamente problematica. Poteri di origine infernale, ma no invece sono salvifici, ma no invece distruggeranno il mondo, ma no invece lo salveranno etc etc. Vengono seminati diversi indizi che ovviamente Robin non coglie, d’altronde non è mica stato addestrato dal più grande detective dell’universo DC, no? Ogni volta che gli viene detto qualcosa lui ripete la frase, o resta zitto, o sfodera il suo sguardo da platessa e poi fa altro.
Il secondo mistero misterioso è legato all’identità di Kori, una donna priva di memoria che però sa di dover trovare assolutamente l’adolescente di cui sopra (e grazie al cielo, perché se aveva uno scopo diverso la serie durava 60 episodi). E qui altra sequenza di assurdità: Kori ha delle visioni, le racconta? No. Perché? “E’ tutto troppo confuso”. Ok, ma intanto dicci cosa hai visto. “E’ tutto troppo confuso”. Va bene ma cosa c’era? Una banana? Una macchina? Un lago? Magari dire ai compagni che si è vista mentre pilotava un’astronave potrebbe far sorgere qualche ipotesi interessante, e invece no. “E’ tutto troppo confuso”.
Oltre a Raven, Kori e Robin c’è un altro tizio, ma non conta visto che la costruzione dei Personaggi è in assoluto il punto debole dei Titans.
Robin dovrebbe essere un vigilante logorato da un suo (strano) senso della giustizia, la scena in cui continua a colpire a sangue un avversario già svenuto si ripete così tante volte che perde di significato, in particolare quando lui non vuole che gli altri si comportino così (perchè?). Dovrebbe essersi allontanato da Bat-Man per un qualche motivo (quale?), ma è difficile capirlo perché ogni volta che lo cita fornisce una spiegazione diversa (non volevo essere come lui, volevo essere come lui, lui non aveva una morale io sì, lui aveva regole io no, Alfred faceva delle ciambelle di merda e cosa simili). Peggio ancora quando, ingelosito, scopre di essere stato sostituito dal secondo Robin. Inoltre fa scelte prevedibilmente stupide al grido di “DEVO (Perché?) andare da solo!”

*va bene, ci può stare anche nel 2019 una storia con gente che nasconde la propria identità o che possiede facoltà particolari, ma pure la sospensione della realtà ha i suoi limiti: un ragazzino in leggins non può battere una squadra di militari in assetto da battaglia, men che meno è credibile che non sparino manco un colpo.

Apriamo un Umbrello
L’Academy è invece una piacevolissima sorpresa: prima un inizio molto Weird e la panzana astronomica del super-gruppo manifestata proprio perché sia una panzana astronomica, e poi uno sviluppo di trama coerente. Va da sé che il cast è Stellare: Ellen Page e Robert Sheehan in testa a tutti. Quest’ultimo sembrava voler scimmiottare il personaggio di Nathan della serie Misfits, e sarebbe andato bene lo stesso, ma le svolte che il suo Klaus compie negli ultimi episodi sono di un altro livello. Bisogna guardarlo!