The Discovery Syndrome

(ovviamente per chi ha visto almeno la seconda stagione di Star Trek Discovery)

Il Comandante Christopher Pike raggiunse in fretta la sua poltrona al centro del ponte, appunto, di comando. Attorno a lui gli ufficiali dell’Enterprise svolgevano il proprio compito come sempre, premendo pulsanti bianchi o luminosi, tra bip fastidiosi e immagini che scorrevano sugli schermi.

Si guardò nervosamente attorno per alcuni minuti, evitando imbarazzato gli sguardi di ritorno del personale sul ponte. “Guardiamarina innominatoesenzapersonalità, su quale rotta stiamo procedendo?” chiese in fretta, sforzandosi di mantenere una posa autorevole.

“Verso Sbagazzo VI, Signore” rispose il giovane ufficiale. ”Curvatura 5.8, come da ordini.

“Quali?”

Il sopracciglio destro del guardiamarina si sollevò. “Prego?”

“Quali ordini?” insistette il Capitano, nervosamente, sgranando gli occhi.

“I suoi, signore.”

“Ah!” i sorprese Pike. “No, davvero? Cioè, non mi stai prendendo per il culo?”

L’ufficiale si voltò con un leggero imbarazzo sul volto. “No Signore, non mi permetterei mai. Lei ha impostato la rotta, poi nessuno mi ha dato ordini diversi, quindi…”

“Fantastico…” mormorò Pike, quasi incredulo. “Numero Uno, ci sono state ulteriori comunicazioni con il governo Sbagazziano?”

La giovane scosse il capo mentre premeva i propri pulsanti luminosi. “No, Signore. Come intende procedere con le loro richieste?”

Pike strinse i pugni, tornò a guardarsi attorno con sospetto, poi chiuse gli occhi e disse “Non vedo altre soluzioni che phaserare lo sghiribizzo e laminare il nucleo, in questo modo garantiremo loro abbastanza qualcosonio zeta per ricostruire la loro civiltà.”

Numero uno annuì facendo sobbalzare il wonderbra “Bene, Signore. Avviso il reparto tecnico.”

“Tutto qui?” la voce di Pike era quasi un lamento.

La donna trasse un lungo respiro, poi si voltò “Beh, immagino che lo faranno loro… sono ingegneri, no?”

Cercò di nascondere il fastidio nel vedere il proprio Capitano sudare, con la testa quasi incassata tra le spalle.

“No, nel senso… a lei va bene?” domandò Pike, quasi gemendo. “E’ d’accordo? Davvero?”

“Certo, se ritiene sia una buona soluzione non ho nulla da eccepire.”

Pike si passò una mano sulla fronte imperlata di sudore, poi iniziò a voltarsi da destra a sinistra “A-anche agli altri? Cioè… vi va bene a tutti?” il suo sguardo fissò i volti imbarazzati dei propri sottoposti fermandosi su di un ufficiale.

“Signore, non so come mai mi sta fissando” disse questi. “Io sono solo l’addetto ai pulsanti luminosi in alto.”

Ci risiamo” mormorò qualcuno.

Pike si tormentava le mani. “E il mio piano ti va bene? Non è che alzi la voce e me lo cambi all’ultimo minuto?”

L’ufficiale restò impassibile. “Signore, in tutta franchezza non ho idea di quello di cui sta parlando. Io devo solo premere a caso i pulsanti quando si accendono, nemmeno ho il benefit di una sedia.”

Come un serpente Pike ruotò la propria poltrona di colpo. “E tutti voi, invece?” ringhio. “Cioè… veramente vi va bene?”

Numero Uno si alzò lentamente dalla propria postazione, avvicinandosi a Pike. “Signore, con tutto il rispetto. La flotta stellare si basa su di una catena di comando. Lei è il Comandante, impartisce gli ordini e noi li eseguiamo.”

“Esatto!” gridò lui, alzandosi in piedi di scatto. “Come dice lei-quella-lì! Io sono il Comandante! E ho una catena! La mia catena!”

Numero Uno gli toccò il braccio sinistro. “Signore la vedo molto stanco, vuole andare a riposarsi…?

Lui annuì con vigore e si fece accompagnare docilmente fino al turboascensore. “Sì! Sì, ora vado a riposarmi. Io vi ordino che ora vado a riposarmi. E-EH NON E’ CHE POI MI CAMBIATE GLI ORDINI DI NASCOSTO EH!?!??!”

“No, Signore” continuò la donna, con voce calma. “Nessuno cambia nulla. Buon riposo.”

Pike entrò barcollando nel turboascensore dove si accostò con fare complice ad un ingegnere. “Ha mica una catena?”

“Prego?”

“Una catena. Io comando ma non trovo la mia, ma non lo dica agli altri…”

Non appena le porta del turbo ascensore si richiusero Numero Uno lanciò furiosamente un pad alle proprie spalle “Io alla Discovery non ce lo rimando più! Tutte le volte la stessa storia…!”