Viggiani Angelo

Angelo Viggiani dal Montone fu un Maestro di scherma bolognese, autore di un trattato di scherma fortemente che ammoderna i concetti della scuola di scherma bolognese.

Biografia

Opera trattatistica

Angelo Viggiani fu autore del trattato Lo schermo d’Angelo Viggiani dal Montóne da Bologna. Nel quale per via di dialogo si discorre intorno all’eccellenza dell’Armi et delle Lettere, et intorno all’offesa et difesa. Et insegna uno schermo di Spada sola sicuro, e singolare con una tavola copiosissima, stampato a Venetia nel 1575, appresso Giorgio Angelieri.

Il trattato del Viggiani è da considerare stampato postumo, in quanto l’autore quasi sicuramente risulta deceduto nel 1552 (Sydney Anglo – Yale University Press – 2000 – The Martial Arts of Renaiassance Europe – pag. 332 – nota 19). Questo aumenta l’importanza del trattato del Viggiani, poiché le teorie in esso contenute vanno ad essere posizionate temporalmente intorno al 1550, quindi prima dell’opera trattatistica dell’Agrippa, del Dalle Agocchie e del di Grassi.

Di esso si conosce anche la ristampa del 1588 a Bologna a cura di Zacharia Cavalcabò.

Angelo Viggiani è a pieno titolo un autore della Scuola Bolognese, ma viene considerato un autore innovativo, al pari del Di Grassi e del Dall’Agocchie, poichè cerca di razionalizzarne e semplificarne gli insegnamenti. Egli usa gli stessi concetti tecnici e gli stessi principi schermistici, nella spiegazione dei quali, anzi, è fra i più chiari e sistematici, gli stessi nomi (all’incirca, poichè ogni autore ha le sue particolarità al riguardo) e la stessa tipologia per colpi, passi, parate ecc. Anche le guardie sono le medesime, ma vengono invece rifiutati i nomi tradizionali per proporne di nuovi, che nascono all’interno di una sistematizzazione del tutto nuova, che dovrebbe permettere di classificare ogni guardia – e stabilirne il nome – esclusivamente secondo tre aggettivi/parametri. Per approfondire si veda le Guardie di Angelo Viggiani.

Citazioni Bibliografiche

Jacopo Gelli

9 figure su rame nel testo.

Il trattato del Viggianì ha la stessa importanza di quello del Dall’Agocchie. Al par di questi il Viaggiani ha il merito della distinzione di più colpi di punta.
Buon trattato adunque, ma che poco o nulla aggiunge di teorico a quelli già stampati; anzi, vi si riscontra il grave difetto di voler parlar di tutto e di tutto discutere, dimenticando spesso il soggetto principale per trattare di cose che non hanno alcuna attinenza con l’opera.
Le tavole disegnate e stampate stupendamente costituiscono, a parer nostro, il pregio principale di questo trattato.

Nel 1588, l’opera del Viggianì fu ristampata in Bologna per cura di Zacharia Cavalcabò. (Bologna per Gujo Bossi). Nella ristampa fu modificato il nome o meglio venne storpiato; ciò che a molti fece credere, erroneamente, che si trattasse di opera di altro autore.
Bologna 1588, per Gujo Bossi.
A questa seconda edizione è stato aggiunto il ritratto dell’autore circondato da un frontespizio, però le figure sono le stesse. II testo del titolo è stato alquanto variato; l’opera è dedicata al Conte Pirro Malvezzi.

Testo di riferimento: Bibliografia Generale della Scherma del Cav. Jacopo Gelli. Firenze. Tipografia Editrice di L. Niccolai. 1890.

Pantanelli e Orioli

Angelo Vizzani (Vizani o Viggiani) (dal Montone)
Nato nel 1517, morto verso il 1550.
Autore di uno scritto dal titolo: Trattato delle scherme, stampato postumo dal fratello a Venezia nel 1575. Ristampato in seguito a Bologna nel 1588.

Testi di riferimento:

  • v. Pantanelli,G. Scherma e maestri di scherma bolognesi, estratto dalla “Strenna storica bolognese”, anno terzo, cooperativa tipografica Azzoguidi, Bologna, 1930
  • Orioli, E.: La scherma a Bologna, in “Resto del Carlino”, 20-21 maggio 1901, n. 140

Alberto Marchionni

Leggendo il trattato di scherma di Francesco Antonio Marcelli trovo “che Angelo Viggiani dal Montone di Bologna scrisse un libro di scherma anche in forma di dialogo, e fu stampato in Venezia nel 1575, il titolo del quale è il nome del proprio autore.” Io ho sottocchio il trattato di cui si parla, ma però la ristampa stata fatta a Bologna per le cure di un certo Zaccaria Cavalcabò. Il nome dell’autore in questa riproduzione differisce da quello dell’intestazione a quello sotto il ritratto perchè s’intitola: Trattato della scherma di Angelo Vizani dal Montone bolognese; e sotto il ritratto Angelo Viggiani. Ciò mostra che è stato scritto a seconda della pronunzia sempre varia nei moltiplici dialetti della nostra lingua.

In quest’opera l’autore si propone di dimostrare una sua maniera particolare di tirare di scherma, e l’ha divisa in tre parti; nella prima ragiona della eccellenza delle armi e delle lettere; nella seconda della offesa e della difesa; nella lerza ed ultima parla della scherma sempre in forma di dialogo “introducendo nella prima e seconda parte i due più eccellenti nelle loro professioni all’età loro Ill.mo sig. Aluigi Gonzaga detto Rodomonte e l’Eccell.mo messer Lodovico Boccadiferro bolognese, e nella terza vi aggiunge Pillino sig. conte d’Agomonte anch’egli cavalliero famoso.

Nella seconda parte da per precetto, che la prima cosa che deve insegnare il maestro è di mostrare il modo di tenere la spada in mano (Ma non da alcun precetto per ciò) e poi la posizione della guardia. Quindi vuole che sia insegnato il Mandiritto, Rovescio, Punta o Stoccata od Imbroccata dice “che questi sono tre generi di ferire con la loro spetie, come sarebbe a dire; Mandiritto tondo, Sgualembratofendente ec.” e che s’insegni a tali colpi riparo. In seguito con ragione soggiunge; “Vi concedo, che più si vada alla scuola per imparare scherme e difese, che per offendere: la natura invero ne insegna con facilità il percotere ed offendere altrui: ma la difesa senza grand’arte et magistero non può essere compresa.” A pag. 57 v’è disegnato un albero con il nome di tutti i colpi principali, ed a pag. 77 avvi un altro albero delle guardie.

Egli preferisce il ferire di punta, essendo questi colpi più mortali; e fa ascendere a sette il numero delle guardie così da lui nominate. “La prima chiamasi guardia difensiva imperfetta; la seconda guardia alta, perfetta offensiva; la terza guardia alta, imperfetta offensiva; la quarta guardia larga imperfetta, difensiva; la quinta guardia stretta perfetta, difensiva; la sesta guardia larga imperfetta offensiva; la settima guardia stretta, offensiva perfetta.” Vi sono sette tavole che rappresentano le suddette guardie con figure mediocremente disegnate e bizzarramente vestite.

La posizione della guardia è dal Viggiani assai ben definita; egli dice: “ben sapete lo star quieto et agiato in qualche forma con l’arme, o per offendere o per difendere; quello agiamento, et quel sito, et quella composizione di corpo in quella guisa, in quella forma, chiamo io guardia.

Dà per precetto “che quando si ferisce non si deva guardare alla punta della sua spada, ma a quella del nemico” come pure parla del modo di tirare un colpo, portando le parli destre in avanti, talché è il primo trattatista, in cui io lo trovi descritto. Onde meglio assicurare il mio lettore di quanto asserisco, riporto il passo del nostro autore: “Et acciò che possiate ben comprendere questo nostro sicuro schermo, ecco che vi replico, et dico, che ritrovandovi col piè destro innanzi in guardia alta, offensiva perfetta, et con la persona riposata sopra le parti sinistre, et volendo di qui far nascere la punta di sopra mano, et farla perfetta, dovete sempre mai accompagnare la mano della spada col piè destro insieme con tutta la persona, tanto dalle partì superiori, quanto dalle inferiori, et non lasciar andar innanzi le parti destre di sotto senza la compagnia delle parti destre di sopra.
Conte. Perché?
Rodomonte. Per potervi servire di tutta la forza della persona: ma quando avrete in animo di far la punta sopramano, fate che il piede destro si muova, et vada innanzi gran passo, et subito fate poi che il braccio stanco (sinistro) si metta a difendere, et che la spalla destra spinga il braccio destro innanzi, declinando con la punta d’alto a basso, togliendo la mira al petto mio, senza fare alcuna volta di mano. et spingerla tanto innanzi, et tanto lunga quanto potete.

Mi pare tanto chiaro questo passo da non lasciare in dubbio che questo colpo sia tirato portando il piede destro in avanti secondo il modo che lo facciamo ancora oggi; e solo vi manca la descrizione della distanza cui deve percorrere il piede destro nel vibrare il colpo, come pure vi manca disgraziatamente una tavola che rappresenti questo colpo. Se il nostro autore avesse bene descritto il modo di parare, si potrebbe asserire con tutta franchezza, esser egli il miglior trattatista de’ suoi tempi; come pure se non fosse entrato in tanti inutili particolari affatto estranei all’incremento dell’arte.

Testo di riferimento: Trattato di scherma: sopra un nuovo sistema di giuoco misto di scuola italiana e francese. Di Alberto Marchionni. Pubblicato da Dai Tipi Federigo Bencini, Firenze 1847.

Marcelli Francesco Antonio

Angelo Vicciani dal Montone da Bologna, scrisse un libro di Scherma anche in forma di Dialogo, e fu stampato in Venetia nel 1575. il titolo del quale, è il nome del proprio Autore.

Testo di riferimento: Regole della scherma insegnate da Lelio e Titta Marcelli, scritte da Francesco Antonio Marcelli, figlio e Nipote e Maestro di scherma a Roma. Pubblicato nella stamperia di Dom. Ant. Ercole, Roma 1686.

Emilio Orioli

Sono contemporanei del Marozzo o di poco posteriori, oltre suo figlio Sebastiano e i suoi prediletti allievi il Crofter di Augusta ed il bolognese Gio. Battista Letti, Antonio Manzolini che nel 1531 pubblicò a Venezia un suo trattato sul <<Mestiere dell’Armi>> ed Angelo Vizzani dal Montone che, nato da Michele il primo dicembre del 1517 e dopo aver servito lungo tempo nelle milizie sotto Carlo V, compose egli pure un trattato sulla scherma fatto stampare a Venezia da suo fratello nel 1575, venticinque anni dopo la sua morte.

Testo di riferimento: Emilio Orioli: La scherma a Bologna, in “Resto del Carlino”, 20-21 maggio 1901, n. 140