La Prova dei Maestri

Quella che segue è una preziosa testimonianza sull’Esame necessario agli schermidori per divenire dei Maestri Authentici, legittimati a insegnare l’arte della scherma.

“Gio. Horamai siamo tanto avanti, che non voglio restare di dirvi tutta l’opinione mia intorno a questo. Sappiate dunque che si come tutte l’arti liberali consistono in Theorica, et in prattica; cosi ancor questa. Et per la Theorica, at per la prattica deve essere considerata. La Theorica dell’arte dello schermo insegna con ragione i modi del difendersi, et dell’offendere il nimico. La prattica poi è quella, che si acquista dalla consuetudine dell’operare, cioè con lungo uso, et con esercitio continuo. Ma alcuni Maestri di quest’arte a mal fine l’indrizzano: percioche non sapendo che la Theorica, at la prattica siano diverse; come prima posseggono un poco di prattica, si mettono ad insegnare: Il che solo procede, perche è andata in oblivione quell’antica usanza della creatione de’ Maestri.” Theorica et prattica fondamenti dell’arti, da Arte di Scrimia.

Il Dalle Agocchie descrive con perizia l’esame, suddiviso in tre parti, che un tempo veniva sostenuto da un aspirante sotto lo sguardo vigile di Maestri già “Autenticati” preposti alla sua valutazione, paragonando il titolo “all’eccellente grado del dottorato”. Il medesimo processo di valutazione è adottato oggi dalla Sala d’Arme Achille Marozzo rispetto agli allievi che desiderano accedere al grado di Aiuto-Istruttori.

La Theorica dello schermo

prova1“Et sappiate, che da non molto tempo indietro, si come dovendosi inviare alcuno all’eccellente grado del dottorato; prima se ne fa con diligente esamine il saggio, et poi come è giudicato sofficiente, se gli dà il privilegio; Cosi ancora ne’ Maestri di schermire si osservava: imperò che prima si essaminavano quelli, che ad altri volevano insegnare, se essi sapevano la Theorica dello schermo, et tutte l’altre cose a essa necessarie”

L’inizio dell’esame consisteva nel verificare se il candidato conosceva la “Theorica dello schermo” e le competenze ad essa connesse, che con tutta probabilità si riferiscono almeno ai primi tre capi della Theorica illustrati dal Maestro. Tra le competenze mancanti a questi supposti Maestri il Marozzo rileva “il modo del passeggiare, et dell’esaminare in tutte le guardie di una in una, di nome in nome, di passo in passo”, che potrebbe essere uno degli argomenti della prima o della seconda parte dell’esame.
In merito all’importanza della Theorica, ancor oggi sottovalutata o mal compresa, è facile portare alla mente le parole del Viggiani: “ROD. Ve la nego: & dico che la disciplina dell’arme deriva principalmente dall’anima intellettiva, come la dottrina delle lettere.”

L’Insegnamento e la Correzione

prova2“et poi gli mettevano uno scolare a fronte, facendo che tirasse male i colpi, et male si ponesse nelle Guardie: et ciò per intendere, se colui conosceva in che cosa lo scolar peccassevi.”

Superata la teoria si procedeva alla verifica di una delle competenze fondamentali per un individuo preposto all’insegnamento: la capacità di analisi. Gli veniva presentato uno “scolare” a cui era stato richiesto sia di porsi male nelle guardie che nel tirare i colpi, e il candidato doveva individuarne gli errori e correggerli con perizia. Trattandosi di un mestiere basato sulla formazione teorica e pratica degli scolari è necessario che il futuro Maestro riesca a comprendere facilmente gli errori degli allievi e il modo più idoneo per correggerli. Più avanti infatti dichiarerà ”Imperoche (come di sopra ho detto) altro è il sapere, et altro l’insegnare.”

In questa parte troviamo citato quasi espressamente il contenuto dell’”Esordio” dell’Opera Nuova quando il Marozzo asserisce che “quantunque hoggi si ritrovano molti valenti giovani, et veterani huomini, che son buoni, et pratichi giocatori; ma non però sono eccellenti per insegnare; percioche non sono allenati con Maestri, che gli habbiano dotati d’insegnare ad altri, et per questo errano”. Di nuovo il Marozzo, parlando delle competenze mancanti ai Maestri autonominatisi, rileva che essi non conoscono né possono trasmettere “il modo del passeggiare, et dell’esaminare in tutte le guardie di una in una, di nome in nome, di passo in passo”, e proprio tali argomenti sono inclusi nella seconda parte dell’esame descritto dal Dalle Agocchie.

La “Prattica” a steccato

prova3“Dopo questo ne facevano saggio con diversi buoni scolari; co’ quali, com’egli fosse riuscito sufficiente; da gli altri Maestri era privilegiato, at con le sue patenti poteva aprire scola; et questi tali erano Maestri authentici”

L’ultima fase dell’esame consisteva in un confronto “con diversi buoni scolari”. Il Dalle Agocchie non specifica se si tratta di nuovo di una digressione teorica o di un confronto d’arme, ma data la necessità già dichiarata di coniugare Theorica e Prattica, è facile supporre che si tratti di un “saggio” d’arme (magari con le spade “ottuse”, consigliate dal Manciolino ma dispregiate dal Viggiani), una dimostrazione della propria abilità come schermidori.

Il candidato che riusciva a superare questi tre livelli di giudizio poteva assurgere al rango di Maestro authetico, riconosciuto dai propri pari e fornito di opportune patenti, o licenze secondo il Marozzo, con cui gli veniva attribuito il diritto formale di aprire una propria sala d’arme.

Il discorso del Dalle Agocchie sui Maestri Autentici è riportato anche dal celebre schermidore Blasco Florio nel “Primato della Scherma Italiana per Blasco Florio diretto ai Professori di Scherma”. Catania. Tipografia di Crescenzio Galatola. 1861. In tale opera, nella “Sezione III Sulla Istituzione dei Maestri Autentici” il Blasco esegue una buona disamina dell’argomento confrontando proprio il testo del Marozzo, del Dalle Agocchie e del Morsicato-Pallavicini.

Il Maestro Generale

Rispetto al citato articolo di Blasco Florio può essere formulata un’ultima analisi, per quanto azzardata: il Marozzo, nel proprio trattato del 1568, si definisce Maestro Generale dell’Arte dell’Armi, nomina conferitagli dalla nazione alemanna (associazione degli studenti tedeschi a Roma).

Il Morsicato-Pallavicini, al capitolo 7 della sua opera “La seconda parte della Scherma Illustrata…” del 1678, dichiara che in Spagna i Maestri Generali sono preposti all’esame dei Maestri d’armi. E questo sembra trovare riscontro nella “Verdadera destrezza” di Don Luigi Pacheco De Naruaez. Alla luce di queste analisi si ritiene che il Marozzo in qualità di Maestro Generale possa aver avuto esperienza come Esaminatore di altri Maestri d’arme.