NEWS: Il Combattimento Storico da Strada

Il Combattimento Storico da StradaIl Combattimento Storico da Strada edito da Dielle Editore è un saggio basato su diverse commistioni di tecniche derivanti da Trattati di Scherma Storica Italiana del periodo sia Medievale che RinascimentaleL’allievo apprenderà come difendersi nelle situazioni più disparate, passando dalla lotta tra disarmati all’uso della cappa contro avversari armati in maniera diversa, fino all’uso di “trucchi sporchi” nelle discipline di Spada da LatoSpada e Cappa e Spada e Pugnale.

Il Duello e l’Agguato

Una delle prime analisi fatte è la profonda differenza d’atteggiamento tra lo Schermidore che scende a steccato, preparato, con pari armi rispetto all’avversario, il cui combattimento inizia “a freddo”. Un esempio di “entrata in steccato” viene illustrato dal Maestro Achille Marozzo al principio dell’insegnamento delle armi inastate: “Adonque in questo principio con molta leggiadria ti assetterai con la gamba dritta apresso della màca, pur quattro dita innanzi il calzo della Partesana tua, appreso della ponta del tuo piè dritto, mettendo la tua man dritta a mezzo l’asta & a questo modo la ponta sopra detta sarà disopra; et qui voglio che tu facci una volta manca con la man dritta, cacciando la ponta della Partesana tua verso terra: cioè verso le tue parte manche e nel cacciare di tal ponta, & fare la detta volta manca, tu farai una riverentia con la tua gamba di drieto per traverso, pigliando l’hasta con la mano tua manca, facendo di subito una volta dritta, passando con la tua gamba manca verso le tue parte dritte, di modo che essendo lì tu piglierai la tua Partesana con tutte due le mani, ma la dritta sarà appresso il calzo, e la manca dinanzi, non fermandoti niente che tu passi della tua gamba manca un gran passo innanzi appresso del nemico, et voglio che tu sia patiente, cioè tu starai a vedere quello che vorrà fare il sopradetto tuo nimico.”

Da “La Vita” di Benvenuto Cellini abbiamo invece lo spaccato di vita di un uomo di un tempo lontano, impegnato in una missione solitaria per vendicare un fratello ucciso da un archibugiere, deciso a risolvere la questione non a steccato ma sempre con la forza delle armi“Essendo sonato di poco le ventiquattr’ore, questo archibusiere si stava in su l’uscio suo con la spada in mano, e aveva cenato: io con gran destrezza me gli accostai, con un pugnale pistolese, e girandogli un manrovescio, pensando di levargli il collo di netto, voltosi anche egli prestissimo, il colpo giunse in nella punta della spalla istanca; e fiaccato tutto l’osso, levatosi su, lasciato la spada, smarrito dal gran dolore, si messe a corsa; dove che, seguitandolo, in quattro passi lo giunsi; e, alzando il pugnale sopra la sua testa, lui abbassando forte il capo, prese il pugnale appunto l’osso del collo e mezza la collottola, e in nell’una e nell’altra parte entrò tanto dentro il pugnale, che io, se bene facevo gran forza di riaverlo, non possetti; perché della detta casa dell’Antea saltò fuora quattro soldati con le spade impugnate in mano, a tale che io fui sforzato a metter mano per la mia spada per difendermi da loro.”