Ritorno al Paese dei Balocchi [It stands beside me].


Illustrazione di Luca Vergerio per Ritorno al Paese dei Balocchi

1. Move-Out

Le grate d’accesso al bunker si aprono con un suono sinistro, anche senza ampliare il raggio dei miei sensori riconosco l’eco degli enormi meccanismi celati nelle pareti antiatomiche. La tenue luce di un sole morente filtra tra le due pareti d’acciaio temperato, che lentamente stanno allargando il mio campo visivo sul mondo esterno. Davanti a me c’è lo skyline panoramico di un deserto ferruginoso, che in lontananza descrive le sagome irregolari delle montagne di pietra.

Muovo i miei primi passi con il sorriso sul volto. Dal quando entrai nel bunker della Deep Blue Fairy, tre anni fa, è la prima volta che ho l’occasione di tornare in superficie.

[AirFlat Mode — Step1: Cloth Change/GerWalk]

La corazza leggera che ricopre il mio corpo sintetico viene attraversata da istruzioni alla velocità del pensiero. Comandi che i miei neuroni trasmettono ai recettori slave posti nel cervelletto, i quali li reimpostano per i trasmettitori in fibra ottica innervati nella mia seconda pelle.

In parole povere, cambio forma.

Non è solo la corazzatura che sta assumendo una sagoma più aerodinamica, lo stesso ordinamento dei miei organi sintetici cambia mentre muto in un velivolo antropomorfo. Aspetto, struttura e densità non hanno quasi significato per un corpo composto da nanomacchine.

Unica eccezione: le mie preziosissime parti organiche. Cervello, cervelletto, apparato visivo e spina dorsale, oltre al sistema nervoso. Ma nessuno dei miei componenti bio sarà davvero un pericolo: la differenza tra epidermide e corazza è pressoché zero. Le componenti nanomolecolari del mio corpo possono trasformarmi in un guscio denso quanto il diamante, oppure molle come gelatina.

[AirFlat Mode — Step2: Pre-Fly/ No G]

Faccio scorrere i generatori antigravità sulle spalle e nel ventre a fusoliera. Assumerò l’aspetto definitivo solo in volo, imposto mentalmente i dati mentre mi alzo di tre metri sulla superficie. Tutt’intorno a me si sollevano fastidiose volute di sabbia e polvere ferrosa.

Le porte del bunker si sigillano alle mie spalle. Il system-manage satellitare mi dà l’all-green, schiudendo su di me un occhio elettronico che seguirà la mia missione dall’orbita. Non mi dispiacerebbe un “in bocca al lupo”, dato che è la mia prima missione operativa, ma sto parlando di un computer neuro-organico cresciuto in vitro. Non sono mai particolarmente amichevoli.

Tre stabilizzatori prendono forma sulla mia schiena. L’intero sistema di propulsione interna si ricostruisce molecola dopo molecola, un processo di circa ventidue secondi. Le ultime tracce di antropomorfismo svaniscono in una sagoma piatta e lineare.

Adesso sono uno veicolo a propulsione dalle capacità di volo illimitate.

Ed ho voglia di divertirmi.

I piloti dei quei vecchiumi chiamati aerei direbbero che sto scaldando i motori.

[AirFlat Mode — Step3: Start Variant Transfert/Burn]

Mi basta modificare i filtri percettivi per avvertire la densità circostante, il muro d’aria, la barriera impercettibile che voglio penetrare. Infrango il muro del suono diciassette metri sopra la mia posizione di partenza. Un’impresa impossibile. Quando accade rimango senza parole. Sto facendo l’amore con una donna invisibile, il limite fisico di spostamento. Inutile illudersi di aver dato spettacolo per gli ospiti del bunker, ma di certo i tracciati satellitari saranno impazziti.

Vedo il panorama cambiare sotto di me, come fosse un camaleonte sintetico che muta di colore e forma. Le distanze si accorciano, svaniscono. I suoni si sciolgono, i colori calano di tono. Scivolo nel silenzio della velocità supersonica. Se avessi la periferica per quell’organo bio, direi che sto provando un’estasi simile ad un orgasmo, ma cento volte più forte.

Un cervello a sintesi integrale, un bio-chip, non farebbe tutte queste cazzate, né giocherebbe come sto facendo io. Si dirigerebbe sulla traccia del bersaglio seguendo gli ordini, economizzando le energie. Il system-manage mi riporta freddamente all’ordine, ed io obbedisco come un bravo scolaretto.

La mia azienda creatrice, la Deep Blue Fairy, mi ha inviato in missione per sperimentare il mio organismo cibernetico, per vedere quanto vale una bio-macchina da guerra composta da nanomacchine. Dopo aver passato anni sottoterra, non chiedo di meglio. Le possibilità di fallimento sono meno di zero, posso divertirmi come voglio e portare questa meraviglia tecnologica ai massimi livelli.

Imposto la rotta seguendo i tracciati di tre satelliti Deep Blue Fairy e compio un’accelerazione. I bersagli hanno un vantaggio di sole diciassette ore, li recupererei in poco tempo ma lascio loro ancora un piccolo margine. Tanto conosco bene la loro meta.

Stanno tornando al paese dei balocchi, portandosi dietro il mio vecchio corpo.

Ho proprio lo stato d’animo giusto per un rendez-vous, una bella rimpatriata tinta di sangue ed olio.

 

2. Step-Back

Una ricapitolazione mi sembra d’obbligo. Sono passati meno di trent’anni dal giorno del Conflitto, le ventidue ore in cui fu distrutta buona parte del mondo in una coreografica sequenza di detonazioni. Le bombe ai neutroni spazzarono via gran parte della sozzura, della precedente umanità che non aveva saputo far altro che lasciarsi incenerire.

Dopo tutto quel casino, le corporazioni presero il potere e da aziende divennero feudi. Le loro strutture interne non cambiarono, e nemmeno gli intenti. Vision e Mission conversero sempre nel medesimo obbiettivo: sperimentazione, sviluppo, impiego, conquista. Ma dal mercato azionista passarono ai depositi di materie prime ed al reclutamento di milizia.

Non so molto del mondo di prima del Conflitto, se non quello che ho visto in vecchi reportage digitali, ma credo che mi sarebbe stato stretto. L’area in cui nacqui era un pezzo di quella che chiamavano Blocco Europeo Settentrionale, il cui controllo apparteneva alla corporazione Talis. Io venni alla luce in un campo di riproduzione, giocarono con i geni della mia generazione per ottimizzare la mia fusione con componenti meccaniche. Fin dall’inizio, insomma, ero già predestinato ad essere qualcosa di superiore.

Ma qualcosa non funzionò: due mesi di conflitto bastarono a distruggere tutte le installazioni della santa megasocietà, che pagò a caro prezzo la sua inferiorità nell’armamento satellitare. Mi ritrovai nel deserto assieme ai sopravvissuti del mio campo, con un debole corpo di carne da adolescente.

Non ricordo molto di quel periodo: si camminava fino a quando i piedi non sanguinavano, mangiando quello che trovavamo o cannibalizzando quanti di noi non ce la facevano più. Sputai e bevvi sangue, ma fui tra i pochi sopravvissuti a raggiungere l’oasi che ci salvò la vita: il Paese dei Balocchi.

L’installazione Toyland apparteneva alla rivale Macnoff, ma al momento non ci interessava minimamente, dato che quel luogo si presentava in tutto e per tutto come un santuario del piacere. Finalmente potei bere alcolici veri, non sintetizzati, e sperimentare morfina, metedrina, Sampaku Carminio. Assimilavo droghe non appena mi avvicinavo alla lucidità, in una continua giostra di estasi artificiali. Le prostitute erano cloni cellulari con acceleratori di stimoli: vere e proprie trappole di feromoni.

Non so per quanto tempo andò avanti la festa, ma un bel giorno ci ritrovammo tutti su tanti lettini medici, circondati da chirurghi che si preparavano a farci scontare tutto il divertimento goduto. La Macnoff mi destinò alla conversione in soldato cyborg. I miei arti organici finirono su di un nastro trasportatore che passava per le cucine della truppa. La corazzatura mi venne letteralmente saldata addosso. Ero diventato un semplice fuciliere d’assalto nella squadra Steel Puppet5. Che spreco.

Impiegai meno di tre missioni a fare le scarpe al mio superiore. Un passo obbligato: non intendevo morire per l’errore di qualcun altro. A diciannove anni ero tenente e già gareggiavo nel conto dei cadaveri con i veterani.

Ripensando a quel periodo, non trovo nulla di cui posso davvero lamentarmi. Presto scoprimmo che lo spasso a Toyland era pressoché lo stesso, solo che adesso abbracciavo le donne con protesi bioniche e mi sbronzavo tramite un tubicino azzurro. In battaglia facevamo ciò per cui eravamo nati: mostravamo la nostra superiorità. Dalle vittorie ottenevo una gratificazione particolare, affilata, crudele.

Mi stavo facendo strada in un mondo in cui solo la forza divide i vermi dagli uomini. E mi piaceva.

Poi arrivammo all’agguato del settore Zentra. Sette squadre d’assalto decimate.

3. Voice from the past

I miei pensieri si interrompono quando il servo computer mi avverte di un’anomalia: un contatto digitale da fonte esterna. Qualcuno è in grado di bussare alla mia porta, ai dispositivi sensori del corpo macchina. Esito. Attendo fino a quando il system-manage non mi conferma la solidità delle mie difese interne. Se si tratta di un Hacker che vuole divertirsi, finirà con mezzo cervello svuotato.

Mi basta un impulso mentale per “accettare la chiamata”.

— Felice di rivederla J.P.01 — Mormora una voce digitale, troppo familiare perché occorra attivare una sessione di riconoscimento vocale.

Talking Cricket, il satellite-spia delle operazioni di noi Steel Puppets. Un cervello umano clonato, interlacciato con un blocco sensori orbitante ed un comunicatore digitale ultimo modello. Un antipatico spione della concorrenza.

— Lieto di sentirti, cerebro-merdina in vitro. Come mi hai tracciato? — A malapena riesco a convertire gli impulsi del cervello nel sintetizzatore vocale. Mi sento ebbro di velocità, ubriaco di loop e piroette, carnalmente innamorato della mia sagoma piatta che sfreccia sullo scheletro di una città morta.

Mi risponde una cadenza meccanica. — Il settore da cui lei è fuoriuscito è monitorato da trentacinque ore, il boom sonico di poco fa ha solo facilitato il mio compito. –

— Ma come hai fatto ad ottenere il mio identificativo? — Un momento. — Ok, resetta l’ultima domanda. Premettendo che non registro nessun tuo tentativo d’intrusione informatica, per quale motivo hai aperto un canale di comunicazione con me? –

— Un semplice report. Il suo sensore di riconoscimento ha ripreso a funzionare da sedici ore, ma è solo dopo uno scan delle componenti bio di questa struttura polimorfa che ho potuto identificarla. –

Ha un senso: nel braccio del mio vecchio corpo c’era un emettitore di impulsi. — Una coppia di vostri cyborg è penetrato nel settore da cui ho preso il volo, adesso sono in fuga proprio con gli scarti che mi avevate appiccicato alla carne. — E’ incredibile il senso di sicurezza che dà il potere, sono qui a parlare fraternamente con il nemico, fregandomene assolutamente dei suoi puntatori tattici.

— Negativo. — Ribatte Talking Cricket. — Shaky Fox e Blind Cat sono due unità cyber dell’avamposto Toyland, che attualmente ha uno status di protettorato indipendente. Nessun ordine d’infiltrazione è partito direttamente dalla Macnoff. –

— Protettorato indipendente? –

— Esattamente, gestito dal Neural-Core Lucygnolo, che ha commissionato il rilevamento della sua attuale posizione all’interno della Deep Blue Fairy. –

Se avessi i coglioni sentirei l’effetto di una stretta. — Parli del sergente istruttore L.T. 07? 5° Compagnia di fucilieri di Toyland? –

— Esattamente: il suo ex-secondo in comando. Come gestore del Neural-Core ha dato disposizioni affinché le difese del settore D venissero abbassate. Lei potrà superare i nostri avamposti periferici senza temere alcun fuoco di contraerea. –

— Il motivo di questa gentilezza? –

— Lucygnolo desidera prendere contatto con lei per la restituzione del materiale rubato. E’ stata approntata una piattaforma per il suo atterraggio, le invio le coordinate in chiave non cifrata. –

Stacco il contatto di colpo.

Mi chiedo se quella stupida testa sotto piscio non mi abbia preso in giro.

Nessuno è così imbecille da rischiare due cyborg da spionaggio senza un valido motivo, inoltre non ha senso rubare quella mia merda d’acciaio dellaMacnoff.

Se voleva essere una sfida personale, rischia di diventare piuttosto pericolosa.

Per lo sfidante è ovvio.

Prendo le informazioni e le sparo a due satelliti militari, controllo incrociato. Nessuna attività nel settore D di Toyland, torrette ad impulsi depotenziate, nessuna traccia di unità cyborg da combattimento. C’è una sorgente di energia in uno spiazzo, basso livello di radioattività, nessuna forma d’armamento sulla struttura in lamiera a due livelli.

Correzione: due unità da combattimento ai piedi della struttura. Armamento leggero e corazze termomimetiche. Sono ladri, non soldati. Il Gatto Cieco e laVolpe Zoppa. Direi che sono prossimo al capolinea.

Lucygnolo. Sparisco qualche anno e tutti si mettono a giocare al Re della Collina.

Lucygnolo, ci siamo trascinati insieme per il deserto ed insieme abbiamo condiviso lo stesso schifo dei laboratori Macnoff.

L’ultima volta che lo vidi fu proprio nell’imboscata al settore Zentra, il discorsetto che avevo interrotto prima. Dovevamo riunirci alle altre squadre tattiche per un assalto alla Deep Blue Fairy. Evidentemente avevamo sottovalutato il sistema informatico del nostro nuovo nemico, dato che finimmo in una colossale imboscata.

Non fu solo un attacco preventivo, ma principalmente selettivo. Una serie di granate al fosforo ci disorientò completamente, mentre droidi corazzati volanti attraversavano le nostre fila, portando via fisicamente alcuni di noi. Persi di vista Lucygnolo quando i cannoni Gau iniziarono a falcidiare ciò che rimaneva della nostra compagnia. Lui era in una pozza di metallo fuso e carne liquida, tutto ciò che restava dei suoi luogotenenti.

Allungò una mano meccanica verso di me, dimenticandosi della legge dei miei Steel Puppet. O vincere, o trascinarsene dietro il più possibile. Rimasi disgustato da lui, quando iniziai la fuga non pensai minimamente di portarmi dietro un simile codardo. Poi uno dei droidi piombò su di me e mi trascinò verso l’alto.

Appresi la verità solo nei laboratori del bunker sotterraneo. Sembra che laTalis, la mamma corporazione del mio gruppo di nati in allevamento, fosse un tempo una sottosocietà della Deep Blue Fairy. Era per conto suo che ci riempiva il liquido amniotico di Ephemeron e Sython, predisponendo i nostri corpi all’integrazione con il metallo. E dopo anni la santa megacorporazione si era decisa e recuperare quei vecchi esperimenti, giunti a maturazione proprio quando i primi corpi da combattimento in nano-macchine erano pronti per l’uso.

L’ibridazione con il mio corpo sintetico fu un completamento, l’acquisizione della piena maturità bellica. La consapevolezza di esserne predisposto mi fece comprendere di aver trovato il mio ruolo: un guerriero nella carne sintetica e nell’anima pulsante, con un mondo intero come parco giochi su cui sfogare la mia forza.

4. Neural Link

Sei minuti all’atterraggio sulla piattaforma della Macnoff. Lucygnolo è un corpo mezzo cyborg al centro del prefabbricato, apparentemente indifeso. I suoi due guardaspalle se ne stanno a distanza, ma entro il raggio d’azione delle armi da cecchinaggio.

Compio un attacco di tipo precauzionale: infrango il muro del suono sfrecciando vicino alla struttura meccanica. Se i sistemi d’attacco si attivano, fingo una fuga strategica e poi mi faccio spianare la strada dai laser satellitari. In caso contrario, atterro e riprendo una conformazione umanoide.

Al boom sonico vedo la sagoma di Lucygnolo scivolare sulla piattaforma, aggrappandosi ad una balaustra. Nessuna traccia d’attività nei laser perimetrali. Nessuno spostamento di Shaky Fox e Blind Cat. Bene, sembra che sia tutto pulito. Adesso, prima della mattanza, è tempo di avere qualche risposta.

[Battloid Mode — Step1: GerWalk/Heavy Arms]

Atterro con una corazza blindata in grado di frenare i colpi di un obice, nella mia ritrovata forma umanoide sollevo un fucile ad accelerazione particellare. Tutti i miei blocchi sensori sono doppiati: se saltano per l’effetto di una detonazione, subito vengono sostituiti da altri. Ispessisco il rivestimento dei miei organi bio, ma so già che né Lucygnolo né i suoi tirapiedi hanno armi in grado di preoccuparmi.

Avanzo verso la preda con la baldanza di un leone vittorioso.

La piattaforma è una struttura di venti metri quadrati per venti, con un pilastro centrale corazzato, coperto di equipaggiamenti squassati dal mio attacco sonico. Su di una sorta di treppiede ritrovo qualcosa di dannatamente mio: pelle e connessioni neurali di acciaio sintetizzato, arti corazzati, un innesto per il cervelletto connesso con il dispositivo di caricamento armi.

Un bambola di ferro incompleta e ridicola. Il mio vecchio corpo.

Poi, dietro ad esso, la sagoma di Lucygnolo che cammina verso di me. Un primo scan mi conferma quanto già supponevo: connessioni vecchie e lente, armamento standard in vecchie armi automatiche, blocco sensori appena revisionato. La sua debolezza mi nausea, in questo mondo è peggio di una malattia.

Noto le sue nastrine lucide da Neural-Core, l’equivalente del grado di comandante regionale. — Vedo che non sono il solo ad aver fatto carriera — Il mio pensiero diventa suono grazie ad un sintetizzatore vocale. — Alla fine anche la Macnoff ha dovuto riconoscere l’abilità di noi bambini della Talis, vero? –

Lucygnolo si accosta al mio vecchio supporto cyborg con passo prudente — Esatto, e fu proprio dopo l’imboscata in cui ti perdemmo, J.P. 01. — Dietro alla pelle plastica vedo grinze premature che si contraggono. — O meglio, il giorno in cui ci abbandonasti. –

— Ho trovato qualcuno in grado di valorizzare le mie capacità. Lo stesso non posso dire di te: sei rimasto lo stesso fantaccino che lasciai in battaglia. Lo stesso burattino i cui fili sono tenuti dalla Macnoff. –

Si avvicina al pilone centrale, cercando di ripristinare le periferiche sottosopra. — I tuoi li tiene la Deep Blue Fairy, al di là della potenza di fuoco non vedo alcuna differenza tra noi due. –

Sei rimasto il limitato idiota che conoscevo, Lucygnolo. — Non ho guadagnato solo in forza, ma in libertà. Free Will. Ecco cosa mi ha dato laDeep Blue Fairy. Vera libertà, qualcosa che non ha prezzo in un mondo di marionette. –

— I miei capi sarebbero lieti di sapere come mai hai rischiato due unità cyber da infiltrazione, senza per giunta infliggerci alcun danno rilevante. — Registro le manovre d’avvicinamento di Shaky Fox e Blind Cat, ma sono ancora troppo lontani per preoccuparmi. — Io posso immaginare che tu abbia sottratto il mio vecchio corpo per attirarmi qui, ma non capisco il perché. Posso liberarmi dei tuoi uomini e di te senza grosse difficoltà, le torrette di difesa qui vicino sono disattivate, inoltre non avete alcun satellite di puntamento militare che orbita in questa zona. –

— Non credo mi servano per completare la mia missione. — Termina di armeggiare con le periferiche dei video al plasma, poi ne connette uno ad un vecchio impianto di controllo che scopre sul petto.

— E quale sarebbe il tuo incarico in questa finta? –

— Ucciderti. Sei il primo del nuovo corpo d’armata della Deep Blue Fairy, la tua eliminazione è considerata prioritaria.

Se avessi una bocca sorriderei, penso che questo imbecille soffrirà parecchio prima che io lo finisca. — Come pensi di fare? –

— I miei cyber hanno prelevato il tuo vecchio corpo, un’esca banale, ma alcuni nostri informatori ci avevano giù fatto pervenire informazioni più preziose. — Il video accanto a Lucygnolo vibra e si riscalda, mentre prende man mano forma un’immagine.

— Questa è la tua libertà, J.P., la tua unica libertà. –

Avverto un ronzio nella mia mente.

Tutto è rinchiuso nella cornice sporca del video. Vedo la mia faccia, la mia testa, il mio cervello, immersi in una vasca di liquido amniotico conservativo. Il volto ed il cranio di J.P.01. Bolle giallognole scivolano su di una pelle bianca di cui non ho alcuna sensibilità. Cavi e jackups abbondano sul mio encefalo.

— Il Neural Link, la connessione tra il corpo ed il tuo cervello, è il vero cuore del progetto che ti ha generato. Il tuo cervello invia e riceve dati senza alcun tempo di caduta, senza che la connessione digitale rallenti il flusso di dati e ti faccia sospettare. Il tuo armamento è sostituibile, la tua mente no. Tenerli separati è un’ottima strategia, ma non saperlo è il mezzo più sicuro perché tu non impazzisca. –

Come un haker mi infiltro nel mainframe del corpo di Lucygnolo, ma è come sfondare una porta già aperta. Aveva già predisposto tutto. Il servo computer mi conferma che ho pieno accesso a tutte le sue risorse. Mentre i dati scivolano sui display ed i cavi nanoneurali, il sospetto mi aggredisce al ventre e risale lungo il mio corpo.

— Sei un burattino di te stesso. T’illudi di non avere fili, ma in realtà ti hanno solo impedito di vederli. Vantati pure della tua avanzata potenza, non ti servirà a nulla: non è tua, non è realmente tua. Di te non è rimasto che una testa mozzata, assurda e debole, incredibilmente debole. –

Eseguo un primo raffronto, poi un secondo, poi un terzo. L’intero impianto cerebrale di Lucygnolo mi giura che quella è la verità. Mi aggancio ai suoi satelliti Macnoff ed a quelli della Deep Blue Fairy a cui ho accesso, poi questi irradiano il bunker con ogni forma di scan, ho una mezza conferma quando il mio controllo su di essi viene negato.

I miei burattinai hanno tagliato alcuni dei miei fili.

Non mi resta che l’ultima prova.

[Battloid Mode — Step11/K: Variant Medical GerWalk/White Out]

Persino Lucygnolo deve arretrare quando la mia corazza prende a vibrare e passare ad uno stato gelatinoso. Sei servo arti medici estraggono con cura i miei componenti bio, consentendo ad essi di mantenere controllo sul corpo. La mi fisicità si espande ma la sostanza rimane la stessa.

Eseguo una scansione del mio cervello e scopro solo un involucro sintetico, un miserabile ripetitore di impulsi mentali. Rapido come il pensiero. Perfetto. Ma non è il mio cervello. Ma non è il mio cervello. Mi hanno rubato il cervello.

[Battl/#/Flat Mode — ERROR — Step”KK?”: No correct form. No correct form.]

Mi scaglio all’indietro. Non ho altro termine per descrivere quanto faccio davvero. Accedo alla modalità di volo con la forma medica ancora attiva. Il mio ventre fagocita quella carne inutile in un istante, poi la mia sagoma mezza umana e mezza aerea turbina irregolarmente, rischiando più volte di schiantarsi.

Non ho più il completo controllo della mia struttura, né m’importa. D’un tratto vedo come una patina davanti ai miei occhi, come quel vetro lurido dentro cui hanno messo la mia testa.

La lucidità cola via dalla mia mente come da una provetta spezzata.

Sfreccio lontano da Toyland, puntando verso il bunker della Deep Blue Fairy, verso il livello dove hanno nascosto il mio cervello, verso quella palla di ossa e materia cerebrale che voglio distruggere.