Scherma e Magia

“Per la legge Longobarda viene proveduto, che coloro, i quali per combattere si conducono in campo, non portino herbe, che à malie s’appartengano, ne altra cosa di incantesimo.”

Fonte: Il Duello, di Girolamo Muzio

Una insolita testimonianza di questo bizzarro connubio, naturalmente al lettore consigliamo una visione più storica e poco esoterica della vicenda, è contenuta nell’opera “Il Duello” di Girolamo Muzio detto Giustinopolitano, data alle stampe nel 1571, appena cinque anni prima del trattato di Johanni Della Viverna.

Istruendo i lettori a tutto quanto concerne il Duello a steccato tra contendenti, Girolamo Muzio precisa come debbano essere scelte le armi, quali siano gli aspetti legislativi, quali comportamenti siano da sanzionare e altri aspetti ancora. Spicca, in mezzo a queste norme tutto sommato comprensibili e di buon senso, il capitolo “De Malefici Et Incanti” su cui l’autore si sofferma criticando una serie di comportamenti che lui non giudica adatti a chi entra in combattimento per la difesa del proprio onore.

Incantesimi nascosti nelle vesti
Forse poco fiduciosi nella propria arte della spada, questi Cavalieri sembrava scrivessero sortilegi sotto le proprie vesti.

“Et à cio perche non senza ragione si abbia havuto riguardo. Et non senza ragione i moderni padrini fanno spogliare i cavalieri, che hanno da entrare in battaglia, & iscuotere, & diligentemente esaminare i loro panni” … “Et à di nostri tempi non pochi sono coloro, che à cotali infideltà (cioè l’uso della magia, ritenuta demoniaca) hanno rivolto gli animi: et nella materia, la quale trattiamo di Duello si usa di far diversi Malifici. Et percioche per rimediare à quelli altri (cioè i Padrini) fa quella diligente inquisitione, la quale io ho detta de panni;”

Incantesimi sulla Pelle
Il nostro Autore non ha particolare fiducia, come leggeremo ora, su questi controlli perché ha avuto esperienza di cavalieri che scrivevano parole magiche che poi scomparivano alla vista (l’inchiostro simpatico non doveva essere sconosciuto all’epoca) mentre altri arrivavano a scrivere questi incantesimi direttamente sulla pelle. Di sicuro un simile rimedio doveva sortire un qualche effetto incoraggiante nel cavaliere che riteneva di poter contare su di un aiuto sovrannaturale.

“& altri far dar giuramento al cavaliere, io non ho per molto profittevole rimedio quello scuotere de’vestimenti: che et in quelli si possono scrivere delle parole senza che si possano poi vedere: & in sulla carne ignuda so io che si scrivono parole di incantagione la notte precedente al di della battaglia;”

Incantesimi di Soggezione
Non mancano ovviamente, e la testimonianza è degli sconfitti, quanti utilizzano chissà quale segreta induzione paranormale sui propri avversari al pari di tanti personaggi fantasy.

“So che ci sono delle altre parole, che i cavalieri entrati negli steccati in sul moversi, che fanno l’uno contra l’altro, mormorandole dicono mirando nel viso i loro nimici. Le quali tutte sono cose malefiche, & di diaboliche investigazioni. Et io ho conosciuto di quelli, che sotto la fidanza de gli incanti sono andati à gli abbattimenti: et ho parlato con degli huomini altramente valorosi, i quali con sicuro animo sono entrati in campo dicono, che al primo aspetto dell’avversario sono rimasti abbagliati, & istorditi.”

Un classico: l’Arma Incantata
Questa è infine una delle astuzie più divertenti: incantare, non si specifica come, le due spade che verranno usate in combattimento in modo che non possano ferire l’avversario. Quando poi si riesce ad avere in mano l’arma assegnata, subito si provvede a “disincantarla” in modo che possa causare ferite, lasciando ovviamente incantata e quindi inutile quella dell’avversario.

“Et ho visto tale, che si proferiva di incantar due spade, che non potessero ferire, & come fossero state fra i combattenti compartite, di disincantare (per così dire) quale à lui piaceva. Et altre cose si fanno di arte marcia infinite.

Una Celebre conferma
Le parole del Muzio parrebbero una mosca bianca, salvo che il Maestro Achille Marozzo aveva già parlato di questi strani incantamenti nella sua Opera Nova del 1536. Quando insegna le tecniche dell’Arma Inastata detta Spiedo, il Maestro spiega di entrare nello steccato (il luogo delineato per il duello d’onore), fare una riverenza e una lode al Signore e alla Vergine Maria, poi un secondo saluto al signore del campo (figura deputata a controllare la regolarità dello scontro), e poi si va ad afferrare l’arma ridendo (l’effetto psicologico è sempre fondamentale); a questo punto ci si mette in guardia con l’arma ma senza rivolgere lo sguardo verso l’avversario (tanto il duello non avrà comunque inizio fino a che non verrà dato un segnale), bensì guardandosi all’indietro perché così “non si verrà incantati dalle parole”.

Schermidore con Spiedo

“Hora guarda che io te componero uno abatimento de spiede breve, e galante, e sera utile, si che adonque tu farai in l’entrata nel stechato una legiadra reverentia con la tua gamba dritta a laude, e nome dello eterno Idio, e della sua madre vergine Maria, e con altre parole come a te parera, voltandote in fare de detta reverentia verso al signore del campo a uno tempo, sevandate suso honestamente con animo ridendo piglierai il Spiedo in mano assettandote contra el nimico generosamente con la gamba tua manca inance, el petto contra el detto voltando a lui, ma con la faccia tu guardarai indrieto tenendo la ponta del tuo spiedo a terra, e le tue mane a luoco consueto, e così starai per fino a tanto che la Trombetta sona, sapendo tu che la facia voltata al contrario d’lo nimico, io el face per questo affetto, che tu non fusse con parole incantato.”

Fonte: Opera Nova, di Achille Marozzo