“Vacillammo insieme sul bordo della cascata. Io avevo, tuttavia, qualche nozione di bartitsu, ovvero il sistema di lotta giapponese, che mi è stato più di una volta assai utile. Scivolai attraverso la sua presa, ed egli con un orribile grido scalciò furiosamente per alcuni secondi ed artigliò l’aria con entrambe le mani. Ma con tutti i suoi sforzi non riuscì a trovare l’equilibrio e andò giù.”
In queste poche righe, Sherlock Holmes narra all’amico Watson l’esito del suo ultimo tremendo scontro con il mefistofelico Professor Moriarty. Questa soluzione narrativa, fortemente voluta dall’editore, è un mero escamotage per consentire a Sir Arthur Conan Doyle di riprendere la serie di romanzi sullo straordinario detective. Un effetto imprevisto di questa trovata, tuttavia, fu il consegnare alla storia il Bartitsu come “l’Arte marziale di Sherlock Holmes”.
Creato dal viaggiatore cosmopolita Edward William Burton-Wright, il Bartitsu é stato il primo caso di Mixed Martial Arts, in cui si fondono le discipline occidentali con il jujitsu appreso da Burton-Wright in Giappone.
“Gli Irregolari di Shaftesbury Avenue“ é il primo volume della trasposizione italiana del Bartitsu, incentrato sull’auto-difesa con il bastone da passeggio, uno strumento comune in epoca vittoriana, in grado di diventare un’arma micidiale.
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